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News ed eventi flegrei |
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Arrestati predatori subaquei di reperti a Capo Miseno
Una mattinata movimentata al largo di Capo Miseno: sotto il mare falsi turisti con mute e bombole stavano saccheggiando il sito archeologico sommerso del mitico porto romano. E sotto il mare si sono imbattuti in altri sub che però sul petto avevano la scritta «carabinieri» e sul cappuccio la fiamma d’argento. Sorpresa: i predatori venuti dal Belgio avevano scelto una giornata di mare forza 5 per essere più sicuri di agire indisturbati. I militari della motovedetta dalla compagnia di Pozzuoli assieme a quelli del nucleo carabinieri subacquei di Napoli invece sono arrivati con il gommone e li hanno colti in flagrante, mentre con un rastrello facevano a pezzi le anfore e la storia per portare a casa frammenti - ne avevano già messi da parte 38 - da collocare sul mercato clandestino o da consegnare a chissà quale committente straniero. La barca, un 16 metri di nome «Primavera» attrezzato con verricelli e scandagli per esplorare e depredare i fondali, era già stata fermata per un controllo a maggio al largo di Ischia. Poi era sparita nel nulla. Quando, qualche giorno fa, è ricomparsa, i militari hanno subito rafforzato la sorveglianza. E si sono attrezzati per intervenire. È scattata così l’operazione del comando provinciale dei carabinieri guidati dal colonnello Gaetano Maruccia. Appena in tempo per evitare altri danni: oltre a spaccare dolia e vasetti la banda aveva scavato anche nella zona dei moli in legno, riportandone alcune parti in superficie. Che è come scrivere una condanna definitiva: fuori dal fondale sabbioso quel legno è destinato a marcire. Forse i tombaroli cercavano statue simili a quelle rinvenute nella zona qualche tempo fa, e che i ricettatori avrebbero pagato qualsiasi prezzo, o forse speravano di essere talmente fortunati da trovare reperti in metallo. Possibile, in un braccio di mare supertrafficato fin dall’antichità da imbarcazioni che trasportavano di tutto, dai dobloni d’oro alle opere d’arte, dal vino all’olio ai tessuti alle spezie. Sei piccoli «cantieri» di scavo, dai 3 metri e mezzo agli otto metri di pronfondità, erano stati aperti con una tecnica che pregiudica definitivamente la leggibilità del sito. Sbancando fino a un metro e mezzo il fondale, i predatori di storia hanno mescolato oggetti finiti sul fondo del mare in epoche diverse. I cocci appoggiati su un lato delle buche sono stati collocati dagli archeologi che li hanno poi esaminati in un periodo che va dal I secolo avanti Cristo al IV dopo Cristo: uno scarto enorme. Colpa della fretta più che dell’ignoranza: i cinque arrestati per gli inquirenti dimostrano anzi di conoscere bene la materia. A bordo dell’imbarcazione riviste specializzate, la stessa individuazione dell’area esatta in cui cercare non è cosa da sprovveduti. Uno della gang, inoltre, parla anche l’italiano. John Mary Swinnen 60 anni, Frank Van Frausum, 39, la 42enne Tom Yingdee, Constant Serneels Gommaar 51 anni, Eduard Josephine Bal Willy, 69 anni i nomi degli arrestati. Ufficialmente erano in Italia per motivi turistici. Sulle loro attività in patria si sta ora indagando tramite Interpol. Non è escluso che si tratti di insospettabili appassionati d’arte.
Fonte: Archemail |
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