 |
Proseguono i lavori di restauro dell'antico Teatro Romano di Miseno
Secondo la leggenda il promontorio di Capo Miseno, simile ad un tumulo, era una tomba. Per Virgilio custodiva Miseno, araldo di Enea. Riconosciuta già durante il dominio di Cuma l'importanza del suo porto naturale, con i romani diventò il più importante del Tirreno e del Mediterraneo Occidentale. E fu nel 31 a. C. che ebbe origine la città di Misenum grazie ad una colonia militare fondata dall'imperatore Augusto. Quando nel golfo e nel bacino lacustre si installò poi la Classis Praetoria Misenensis, la più grande flotta dei Romani, il promontorio diventò un' importante base navale. Sorsero ville sontuose, terme e cisterne nel territorio modellato dalla natura vulcanica dei Campi Flegrei. E si pensò anche al tempo libero dei marinai. Gli architetti, all'interno del promontorio di Capo Miseno, progettarono un vero e proprio teatro a picco sul mare. Per la sua realizzazione fu sfruttato quindi parte del pendio collinare. La struttura, incastonata e custodita nella roccia per secoli, è stata riportata alla luce. Grazie ai fondi del Pit Campi Flegrei, sono stati stanziati trecentomila euro per il recupero del teatro di epoca romana e per la messa in sicurezza del costone, operazione per la quale sono intervenuti i rocciatori. Connessi a questo intervento, la ristrutturazione del vicino Sacello degli Augustali e la realizzazione di un tunnel sotterraneo (lungo trenta metri) che condurrà i visitatori dall'area parcheggio - adiacente l'ex Piranha - al teatro. «Il restyling del tratto di costa è terminato - spiega Giuseppe Capuozzo, progettista e architetto coordinatore del team di lavoro - le opere, che hanno riguardato duemila metri quadrati, consentiranno ai turisti e agli studiosi di accedere dal mare e visitare il teatro in sicurezza». Concluso anche il recupero dell'arena Misenum incastonata nella roccia. Nell'edificio, prima dell'intervento, al primo livello si evidenziava un pilastro di sostegno delle arcate. In quello medio, parte di una scala e una galleria. Alla base un accesso che, attraverso la collina, permetteva l'ingresso dal mare agli spettatori che arrivavano a bordo di imbarcazioni. «Abbiamo reso visitabile l'ambulacro - spiega Ciro Spinelli, direttore tecnico dei lavori, condotti nel teatro dalla ditta "Giardini e Paesaggi" - Ci si potrà giungere anche attraverso un sottopasso in corso di realizzazione, dove durante gli scavi sono emerse strutture
archeologiche, riconducibili ad abitazioni fastose, poco lontano dalla base navale di Miseno». Ma non solo. «Abbiamo trovato nel teatro frammenti di ceramica - continua Spinelli - questo dimostra che anche successivamente alla caduta dell'impero romano l'area è stata frequentata». Durante gli scavi, i tecnici hanno rinvenuto poi tre basi di statue in marmo. Una è stata del tutto recuperata e trasportata al Museo archeologico dei Campi Flegrei nel Castello Aragonese di Baia. Le altre sono in corso di recupero. Il progetto, coordinato e diretto dalla Sovrintendenza ai beni archeologici di Napoli e Caserta, prevede anche il restyling della costruzione religiosa vicina al teatro, il Sacello degli Augustali. Qui negli anni '70 sono state ritrovate le statue degli imperatori Tito e Vespasiano e parte di una statua equestre in bronzo dell'imperatore Domiziano che, condannato alla damnatio memoriae, aveva il volto ricoperto da una maschera che riproduceva il successore Nerva. Queste sculture sono esposte al Museo archeologico dei Campi Flegrei. Mentre nel Sacello degli Augustali, al termine dell'intervento, un sistema di drenaggio consentirà ai turisti la visita delle strutture emerse, in parte ricoperte da una sorgente di acqua termale.
Fonte: il Mattino |